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AUCAN

No Comments MAG2016

1) Ciao ragazzi, felici di tornare in terra Veronese? Che rapporto avete con la vostra fan-base scaligera?

F: Io sono originario del lago di Garda, quindi è un po come tornare a una sponda da casa

J: Come sound engineer mi sono formato in veneto e frequentavo spesso Verona… Malacarne e Interzona… ma anche Arci Kroen dove fecimo uno dei nostri primissimi live… avete anche alcuni dei dj sperimentali più fighi a livello nazionale e internazionale… ovviamente con proposte di questo tipo anche il pubblico è sempre molto curioso e colto… I like Verona.

2) Dire “Aucan” è sempre di più sinonimo di “qualità del suono”, oltre che una smodata passione, quanto tempo comporta spingersi sempre oltre per cercare anno dopo anno una qualità delle produzioni sempre migliore?

F: Un progetto con una storia così lunga richiede tanta perseveranza.  E un po di lungimiranza: se vuoi durare nel tempo non puoi legarti troppo ai generi e alle mode.

J: Credo che la musica sia prima di tutto suono, se prendi un genere come l’elettronica poi è tutto… lo stesso disco registrato in due modi diversi diventa due dischi diversi… al giorno d’oggi la tecnologia ha fatto passi da gigante, te lo dico da mastering engineer, quando ho cominciato nel 2007 i plugin ad esempio erano inutilizzabili, oggi in alcuni casi suonano meglio dell’equivalente hardware… o comunque sono più funzionali in alcune circostanze… e per l’hardware vengono sviluppate macchine che anni fa non esistevano, mi ricordo che per anni abbiamo sognato un sequencer come octatrack per il nostro live… quindi tendenzialmente se hai dei buoni skills oggi puoi ottenere il suono che vuoi… in questo senso oggi è più importante secondo me saper scegliere che suono avere, per definire il tuo stile… d’altronde era così anche con il post rock, mi ricordo che invidiavo il suono del chitarrista dei Threesecondkiss, sembrava venire da un altro pianeta… non è detto però che il suono perfetto ti rappresenti in fin dei conti, anche se quando faccio mix o mastering cerco di far suonare le cose al meglio… nelle produzioni però prediligo gli errori e tutto ciò che fa suonare un disco vivo…

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3) L’esperienza con il dj-set di “Aucan” che avete portato in giro per l’Italia che apporto ha dato all’ultimo disco?

F: Più che il djset è stato importante fermare il tour per quasi un anno durante la produzione del disco. Eravamo in giro da più di 6 anni… avevamo bisogno di interrompere tutto per concentrare tutte le nostre energie nell’album.

J: Fu il nostro primo tour in due e il primo tour audio/visual e credo che oggi non sapremmo più fare a meno della componente visiva creata da Francesco…anzi se faremo cose nuove le faremo a partire da quella componente… abbiamo anche capito che con Aucan vogliamo proporre solo la nostra musica e quindi non abbiamo fatto più dj set ma solo live… lavoreremo piuttosto a live diversi da proporre in situazioni diverse…

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4) Cosa vi aspettate di trovare al MAGFestival?

F: quel vecchio volpone di Staniz?

J: spero tanti amici che non vedo da un po’ 🙂