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DARGEN D’AMICO

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1) Dalle ” Sacre Scuole ” ad oggi, hai affrontato un percorso musciale ed artistico lunghissimo. Più salite o più discese?

E’ grazie al cielo tutta una salita in vista di una magica discesa che però non verrà trasmessa. Ti ringrazio per il musicale.

2) Ti senti più, un cantautore che sconfina nel mondo del rap  o un rapper che sconfina nel cantautorato?

Mi sento relativamente molto poco credo, e secondo me questo depone a favore del mio stato di benessere, chiaramente mi capita di sentirmi, sono cose che capitano facendo il mestiere che sempre secondo me faccio, perchè ammetto che altrettanto capita, non spessissimo ma capita che qualcuno intenzionato – anche bene – lo ammetto – anche bene – mi dica attenzione D’Amico tu non fai mica il mestiere che credi di fare, però ecco ne parliamo e mi sento il meno possibile e mi trovo, ti dirò, bene con questi pesi e queste misure, anzi invito caldamente i colleghi di mestiere ad agire in questo modo acciocchè il benessere sia comune, poichè più è comune più influenza quelli per i quali non è ancora comune e così facendo il tutto si accomuna sempre più via dicendo.

3) Ti piace molto viaggiare, lo fai sia per lavoro che per passione da quello che vediamo. Per te, è più importante il “viaggio in se” o la “destinazione”?

Non è che mi piaccia semplicemente, è la terapia obbligatoria dell’amicizia. Quando pensi che nessuno voglia fare amicizia con te perchè sei sulle tue o hai un corpo che non rappresenta la tua anima, solo la terapia dell’amicizia può risolverti. Quindi per buona parte del tempo vado in giro per cercare di fare amicizia – che sia Civedale del Friuli o Chicago degli Usa – non importa dove e con chi, importa solo l’amicizia, poichè dove e con chi sono scelte relativamente sempre sbagliate ma l’amicizia non lo è mai.

4) Cosa vi aspettate dal MAG Festival?

Mi aspetto, come appunto mi suggerisce da giorni il nome del festival, tanti test di magia improvvisati e inaspettati tra gli esseri umani, tutti protagonisti a patto che si sia davvero tutti protagonosti, altrimenti niente ha senso.